Get Enough

Coltivare la passione per un artista è come il matrimonio.
Sono cresciuta leggendo i libri di Stephen King e ascoltando la musica dei Beatles. Mi piacerebbe dire che sono diventata adulta guardando Lynch ma, in questo caso, si tratta di una scoperta tardiva e per questo matura… extraconiugale.

Quality over quantity: spesso riguardo gli stessi film, rileggo i romanzi, ascolto un numero limitato di musicisti. Tendo a ricordarmi dove fossi quando ho ascoltato per la prima volta quella canzone o a rievocare le emozioni che ho provato leggendo quella storia. Osservando la costa di un libro sullo scaffale, in un istante risplende la memoria di uno specifico spaccato della mia esistenza. Dal rumore di fondo di un centro commerciale gremito, basta una nota per riconoscere quella voce e non è raro che mi ritrovi a sorridere in mezzo agli estranei.

Ammetto che possa essere del tutto fortuito, eppure esiste la possibilità di incontrare quella persona speciale grazie alla quale ti accorgi che un cambiamento non rappresenta quasi mai una rinuncia, uno vive ed evolve intorno all’altro influenzandone la trasformazione, la crescita. Quando passi tutta la vita con le opere del tuo artista preferito a puntellarla, partecipi ai cambiamenti e alle evoluzioni del tempo sulla sua arte. Così come osservi il tempo che passa sul volto del compagno con cui condividi una lunga storia d’amore.

Condividendo la stessa quotidianità, può succedere di finire invischiati nei problemi e di perdere di vista l’obiettivo, che – semplicemente – è quello di stare bene. Analogamente, posso supporre che ci si possa dimenticare di essere felici di fronte all’uscita di un nuovo lavoro del nostro artista preferito. Può prendere il sopravvento la paura della novità, quando ci si rattrappisce troppo intorno alla celebrazione del passato. Un atteggiamento verso la vita che è molto pericoloso: se non viene arginato si corre il rischio di vivere il futuro solo in ottica negativa. Ciò non significa perdere il senso critico, piuttosto allenare a individuare ciò che amiamo e che ci fa stare bene.

Get Enough è un singolo fuori album e una delle bonus track di Egypt Station. La maggior parte dei commenti beatlesiani si concentrano sulle critiche all’impiego dell’auto-tune o sull’osservare sdegnati “l’invecchiamento” del timbro vocale, perdendo di vista la semplicità di una bellissima canzone:

Tra chitarra acustica, basso, clavicembalo, piano, synth bass e synthesizer, Paul torna a collaborare con Ryan Tedder, già frontman degli One Republic che aggiunge il nome di Paul alla lunga lista di artisti per i quali compone e produce pezzi di successo, arrivando ad essere definito da Rolling Stone “The Undercover King of Pop” su una copertina del 2014. Su Egypt Station la collaborazione riguarda altri 2 brani, “Nothing for Free” e “Fuh You”.

Una ballata con un pianoforte profondissimo che sfocia nel climax di una apertura beatlesiana per un amore adulto. La voce di Macca inizia roca, consumata come un cantautore stanco e ferito, prima di deformarsi in maniera insolita e venire proiettata dentro l’autotune. E qui Paul ci mostra tutta la sua grazia. Presa lezione dalla collaborazione con Kanye West, Paul rende l’autotune uno strumento d’incredibile efficacia, emozionante, educato e moderno. È il futuro che si scrive nel presente raccontando di un amore passato. È la fotografia di un tempo storico. Più che Kanye West, più che Bon Iver. Oltre tutto, per testo, interpretazione, scrittura.

Rolling Stone

Siamo sicuri di sapere cosa ci piace veramente? Siamo sicuri di dedicargli il tempo necessario a coltivarlo?

Mamunia

Sources:
– https://www.rollingstone.it/…/paul-mccartney…/442982/…

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